Microcogenerazione e cogenerazione: quali sono le differenze?

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La cogenerazione, detta anche CHP (Combined Heat and Power), è il processo di produzione combinata di energia elettrica (o meccanica) e calore a partire da un'unica fonte di energia primaria, all'interno di un unico sistema integrato. Il combustibile può essere gas naturale, gas speciali, biogas, biometano o idrogeno.

La microcogenerazione applica lo stesso principio su scala ridotta: la normativa definisce unità di microcogenerazione gli impianti con potenza elettrica inferiore a 50 kWe. La differenza tra le due soluzioni non è quindi di principio, ma di taglia e, di conseguenza, di utenze servite, dimensionamento e meccanismi di incentivazione.

Come funziona un impianto di cogenerazione

Un impianto di cogenerazione è composto da un motore a ciclo Otto che produce energia meccanica e la convoglia a un alternatore per generare elettricità in bassa tensione, successivamente trasformata in media tensione. Il recupero termico avviene su due fronti: dall'acqua di raffreddamento del motore, tramite uno scambiatore a piastre che permette di ottenere acqua ad alta temperatura, e dai fumi di scarico che, con temperature vicine ai 400°C, possono essere utilizzati per produrre acqua calda, acqua surriscaldata, vapore o olio diatermico, oppure impiegati direttamente nel processo produttivo.

Questo schema vale per ogni taglia di impianto: ciò che cambia tra cogenerazione e microcogenerazione è la potenza installata e il fabbisogno dell'utenza a cui l'impianto è asservito.

Cos'è la microcogenerazione

Per la normativa italiana, un'unità di microcogenerazione è un'unità di cogenerazione con potenza elettrica inferiore a 50 kWe; si parla invece di piccola cogenerazione fino a 1 MWe. Oltre queste soglie si entra nel campo della cogenerazione di media e grande taglia, che raggiunge potenze di diversi MWe.

La distinzione ha una conseguenza pratica rilevante sul riconoscimento di Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR): un'unità con potenza pari o superiore a 1 MWe è definita ad alto rendimento se il risparmio di energia primaria (PES) è di almeno il 10% rispetto alla produzione separata, mentre per le unità di micro e piccola cogenerazione è sufficiente un PES di qualunque valore positivo.

Le differenze in sintesi

CaratteristicaMicrocogenerazioneCogenerazione
Potenza elettricaInferiore a 50 kWeDa 50 kWe a diversi MWe (piccola cogenerazione fino a 1 MWe)
Principio di funzionamentoProduzione combinata di elettricità e caloreIdentico, su scala maggiore
Utenze tipicheFabbisogni energetici contenuti e continuiRealtà energivore: industria, terziario, sanità, data center
Requisito CARPES di qualunque valore positivoPES di almeno il 10% (unità da 1 MWe in su)

Quale soluzione scegliere: il ruolo del dimensionamento

La cogenerazione è particolarmente indicata per le realtà energivore, caratterizzate da consumi elevati e continui di calore ed energia elettrica: industria alimentare e delle bevande, chimico-farmaceutico, plastico, cartiere, tessile, ma anche ospedali, data center, hotel, centri commerciali, università e reti di teleriscaldamento. La microcogenerazione risponde alla stessa logica per utenze con fabbisogni più contenuti, purché costanti nel tempo.

Per ottenere le massime performance è necessario scegliere la taglia giusta. Lo strumento fondamentale è lo studio di fattibilità: permette di capire se l'azienda ha le caratteristiche adatte a questa tecnologia, analizzando la fattibilità tecnica, i benefici economici e il ritorno dell'investimento.

I vantaggi della produzione combinata

A prescindere dalla taglia, la produzione simultanea di elettricità e calore offre vantaggi energetici, ambientali e, conseguentemente, anche economici:

  • Efficienza di utilizzo del combustibile fino all'85%, con una riduzione di oltre il 30% del consumo di energia primaria rispetto alla produzione separata

  • Autoconsumo in loco: si evitano le perdite di trasmissione e distribuzione delle reti elettriche

  • Minori emissioni di CO₂ e gas a effetto serra; con biogas o biometano le emissioni di CO₂ fossile sono azzerate

  • Resilienza: il funzionamento in isola garantisce energia continua anche in caso di blackout, aspetto decisivo per strutture critiche come ospedali e data center

  • Risparmio in bolletta e accesso, per le unità CAR, al meccanismo dei certificati bianchi: il GSE riconosce un titolo per ogni TEP di risparmio conseguito, negoziabile sulla piattaforma del GME

Domande frequenti su microcogenerazione e cogenerazione

Cosa si intende per microcogenerazione?

Un'unità di cogenerazione con potenza elettrica inferiore a 50 kWe. Il principio di funzionamento è lo stesso della cogenerazione: produzione combinata di energia elettrica e calore da un'unica fonte primaria.

La microcogenerazione funziona in modo diverso dalla cogenerazione?

No. Cambiano la potenza installata e le utenze servite, non il principio: motore, alternatore e recupero termico da acqua di raffreddamento e fumi di scarico sono gli stessi, in scala ridotta.

Quando un impianto è riconosciuto CAR?

Un'unità con potenza pari o superiore a 1 MWe è ad alto rendimento se il PES è di almeno il 10%; per le unità di micro e piccola cogenerazione (sotto 1 MWe) è sufficiente un PES di qualunque valore positivo. Il riconoscimento CAR dà accesso ai certificati bianchi.

Quale efficienza raggiunge un impianto di cogenerazione?

L'efficienza di utilizzo del combustibile arriva fino all'85%, con una riduzione di oltre il 30% del consumo di energia primaria rispetto alla produzione separata di elettricità e calore.

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